Unico nel suo genere in tutta la Bibbia, questo libro è nel nostro contemporaneo, più comunemente conosciuto come “Cantico dei Cantici”. Proprio perché nel suo termine originale equivale ad un superlativo, si potrebbe definire “Eccellentissimo Cantico” di Salomone, poiché a lui, il terzo re d’Israele, è attribuita la stesura del testo. L’ aggiunta di Salomone al testo ebraico, è per gli ebrei un riconoscimento di paternità.

Il suo contenuto è ancora più affascinante e a tratti misterioso. Proprio come, e aggiungerei soltanto, il libro di Ester, sono entrambi famosi poiché gli unici in cui la parola o menzione di “Dio” non compare. Egli ne è comunque esaltato nel suo contenuto. Infatti, il Canto di Salomone è un libro famigerato per il suo contenuto completamente dedicato all’amore romantico e passionale. Studiare a fondo la Scrittura, non può che suscitare apprezzamento per la poesia. Questo libro infatti, per certi versi sembra essere una raccolte di poesie romantiche. Alla fin fine è stato proprio il nostro Creatore ad ispirare così tanto e profondo romanticismo in questo libro. La forte passione, credo che sia la caratteristica del Suo amore per noi.

Passiamo ora alle principali correnti d’interpretazione di questo libro.

Interpretazione tradizionale:

Nella sua interpretazione tradizionale, questo scritto narra la storia d’amore tra lo sposo Salomone e la sua sposa, la donna Sulammita. Un vero e proprio dialogo di racconto d’amore e reciproco corteggiamento, avvolto in un profondo rispetto.

Questo libro, già con la sua presenza, testimonia quella che doveva essere un alta stima da parte del popolo e di Dio stesso, per ciò che concerne la relazione di coppia. Solo leggendo questo testo, sono destinati a cadere tutti quegli stereotipi sull’asservimento della donna nei riguardi dell’uomo. In questo meraviglioso contesto, è semplice osservare quella cultura che dovrebbe condurre ogni sano matrimonio, ovvero una mutua sottomissione tra marito e moglie in una atmosfera d’affetto e rispetto.

La donna Sullamita in questione, è attratta dal suo sposo non attraverso la paura o il dovere ma attraverso l’amore:

Attirami a te! Noi ti correremo dietro! Il re mi ha condotta nei suoi appartamenti;

noi gioiremo, ci rallegreremo a motivo di te; noi celebreremo le tue carezze più del vino!

A ragione sei amato!” (Cantico di Salamone 1:4 NR)

Il linguaggio ripetitivo del termine Sposo-Sposa ovviamente, ha portato molti a vederci un matrimonio da poco celebrato, proprio come mostra il capitolo 5, dove il loro rapporto è ancora fresco e ardente, ma non privo di insicurezze. Infatti vediamo in questo capitolo che la sposa tarda ad aprire al suo amato che bussa e non lo trova. A quel punto impazzisce e si mette alla ricerca di lui spargendo voce di essere malata. Malata d’amore.

Il mio diletto ha messo la mano nel buco della porta, e le mie viscere si sono commosse per lui. Mi sono alzata per aprire al mio diletto, e le mie mani hanno stillato mirra, le mie dita mirra liquida, che scorreva sulla maniglia della serratura. Ho aperto al mio diletto, ma il mio diletto si era ritirato e se n’era andato. Il mio cuore veniva meno mentr’egli parlava. L’ho cercato, ma non l’ho trovato; l’ho chiamato, ma non mi ha risposto. Le guardie che vanno attorno per la città mi hanno trovata, mi hanno percossa, mi hanno ferita; le guardie delle mura mi hanno strappato il velo. Io vi scongiuro, o figlie di Gerusalemme, se trovate il mio diletto, che gli direte? Ditegli che sono malata d’amore.” (Cantico di Salomone 5:4-8)

Ogni matrimonio, credo debba ispirarsi a questo scritto così profondo e impregnato del modello che Dio stesso aveva stabilito per ogni casa nuziale. Ci tengo a precisare, e forse a ripetere, che in questo modello nuziale nessuno dei partner prevale sull’altro, entrambi si amano e si rispettano.

Un’aggiunta degna di nota nella sua interpretazione tradizionale, è la rimozione di ogni tabù a riguardo del sesso. Il Canto di Salomone, oltre quello che abbiamo esposto fino ad ora, è un testo che parla palesemente dell’amore anche da un punto di vista sessuale. Certamente non vengono usate le terminologie moderne, ma se pensassimo un attimo o provassimo ad immedesimarci in un epoca così lontana, ci renderemmo sicuramente conto di come fosse esplicito il linguaggio di pura allusione sessuale, di quello che oggi definiremmo amore eros.

“Mi baci con i baci della sua bocca! Poiché il tuo amore è migliore del vino.” (CC 1:2 NR)

“Il mio amico è per me come un sacchetto di mirra, che passa la notte sul mio seno.” (CC 1:13 NR)

“Come sono belli i tuoi piedi nei calzari, o figlia di principe! Le curve dei tuoi fianchi sono come gioielli, opera di mano d’artista. Il tuo ombelico è una coppa rotonda, ove non manca mai vino aromatico. Il tuo ventre è un mucchio di grano, circondato di gigli. Le tue due mammelle sono come due cerbiatti, gemelli di gazzella. Il tuo collo è come una torre d’avorio; i tuoi occhi sono come le piscine di Heshbon presso la porta di Bath-Rabbim. Il tuo naso è come la torre del Libano, che guarda verso Damasco. Il tuo capo si eleva su di te come il Karmel e i capelli del tuo capo sono porpora; un re è fatto prigioniero dalle tue trecce. Come sei bella e come sei leggiadra, o amore mio, con tutte le tue delizie! La tua statura è simile alla palma, e le tue mammelle a grappoli. Ho detto: «Salirò sulla palma e afferrerò i suoi rami». Siano le tue mammelle come i grappoli della vite, la fragranza del tuo alito come quello dei pomi, e i baci della tua bocca come un vino squisito, che scende dolcemente per il mio diletto, sfiorando delicatamente le labbra di chi dorme. Io sono del mio diletto, e il suo desiderio è verso di me.” (CC 7:1-10 ND)

Questa manciata di versetti, giusto per dare l’idea di come l’autore descrive l’aspetto desiderabile del corpo del partner, lo elogia ed esprime le emozioni e la passione ardente che prova solo a vederlo. Determinate parole hanno una forte carica erotica. In questo contesto, vediamo come l’atmosfera romantica attraverso le parole e la preparazione della camera nuziale (come attraverso oli essenziali profumati ecc, vedi CC 1:12/4:16/7:14), facilità la passione. L’atmosfera che ci circonda, oltre il basilare romanticismo incide molto nei rapporti sessuali di coppia.

Interpretazione allegorica:

Per interpretazione allegorica, intendo riferirmi ad un significato velato da un punto di vista spirituale. Un’immagine che si cela dietro ciò che è ovvio. Una simbologia spirituale insomma che tende a mostrare il cuore profetico a riguardo di qualcosa che Dio vuole dischiudere attraverso la lettura e la meditazione di questo scritto.

Secondo la tradizione ebraico-giudaica, il canto di Salomone è una figura profetica di YHWH, lo sposo, e del suo popolo Israele, la sposa. Credo che sia sicuramente un’interpretazione valida in quanto, in più parti del Vecchio Testamento, Dio si presenta quale sposo d’Israele pronto a proteggere e custodire la sua amata Israele:

Poiché il tuo creatore è il tuo sposo; il suo nome è: il SIGNORE degli eserciti; il tuo redentore è il Santo d’Israele, che sarà chiamato Dio di tutta la terra.” Isaia 54:5 NR

Secondo la tradizione Cristiana invece, il canto di Salomone è una figura profetica tra Cristo e la Sua chiesa. Questa è per ogni cristiano, la prima interpretazione che viene in mente quando si legge il Cantico dei cantici.

Meditando e riflettendo a riguardo, c’è un episodio neotestamentario che conferma e approfondisce questo aspetto importantissimo secondo questa interpretazione. Mi sto riferendo alla donna che unge Gesù di un olio particolare:

“Allora Maria, presa una libbra d’olio profumato, di nardo puro, di gran valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli; e la casa fu piena del profumo dell’olio.” (Giovanni 12:3 NR l’enfasi è mia)

Perché quest’olio è così particolare in merito al Cantico di Salomone? Oltre a sapere dal passaggio del vangelo di Marco, il medesimo episodio ci dice che l’azione di questa donna sarebbe stato raccontato in ogni dove il vangelo si sarebbe diffuso (Marco 14:9), noi apprendiamo qualcosa di ancora più profondo. Il Canto di Salomone ci dice qualcosa a riguardo del Nardo:

“Mentre il re siede a mensa, il mio nardo effonde la sua fragranza.” (CC 1:12 ND L’enfasi è mia)

È meraviglioso osservare il sillogismo profetico. Qui non c’è il riferimento connesso allo sposo, ma al Re! Questa donna, credo personalmente, non solo amò Gesù, ma lo riconobbe (in accordo alla rivelazione del Cantico di Salomone) come suo sposo e re! E il modo più legittimo per onorarlo era effondere il proprio nardo a Lui.

Gesù in fin dei conti, più volte si riferì a se stesso quale sposo (Matteo 9:15/Matteo 25/Giovanni 3:29).

Interpretazione tipologica:

Questa interpretazione sostiene che in questo racconto antico testamentario, si cela una verità neotestamentaria, proprio come se l’annunciasse. Si pensa che il matrimonio in questione nel cantico di Salomone, sia tra lui e la figlia del faraone, perciò anche qui in chiave profondamente profetica o come direbbe lo scrittore agli ebrei, in figura ombra, questo matrimonio o unione rappresenterebbe tipologicamente l’unione dei gentili a Cristo. Questo rivelerebbe lo scopo primario di Dio nei confronti del mondo, dove è stato più volte annunciato: benedire tutte le famiglie della terra (Genesi 12:3), salvarle ricongiungendole a sé (Isaia 42:6/Giona 4:10-11).

 

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