Quando seppi, di dover svolgere una tesi su un personaggio biblico vissuto nell’Antico Testamento, sentii subito nel mio cuore di trattare sul giudice Gedeone.

Credo non sia da sottovalutare, come prefazione della tesi, che stiamo parlando di uno di quei personaggi che lo scrittore neo testamentario dell’epistola agli Ebrei, descrive come un eroe o un esempio di fede:

“Che dirò di più? Poiché il tempo mi mancherebbe per raccontare di Gedeone, Barac, Sansone, Iefte, Davide, Samuele e dei profeti, i quali per fede conquistarono regni, praticarono la giustizia, ottennero l’adempimento di promesse, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, guarirono da infermità, divennero forti in guerra, misero in fuga eserciti stranieri.” (Ebrei 11:32-34 NR)

Questi così detti eroi della fede, sono considerati tali non solo per essere presi d’esempio nei loro successi e di conseguenza imitarli, ma soprattutto anche per tutto ciò che concerne i loro sbagli o insuccessi. Da essi possiamo trarre insegnamento e apprendere lezioni eterne.

La vita di Gedeone è narrata nel libro dei Giudici e occupa pochi capitoli ma sicuramente molto corposi e profondi. Pertanto, non potrei sicuramente parlare completamente e in ogni sfaccettatura di come la sua vita sia stata d’esempio per la mia, ma desidero occuparmi di alcuni aspetti, tra cui in modo principale la sua chiamata da parte di Dio al ministero di giudice.

Il libro dei Giudici è un testo scritto in un periodo molto buio in Israele, in quanto non c’era ancora un re tra il popolo e l’abbandono del Signore per seguire altri dei locali creava un disordine spirituale talmente elevato da dare spazio ai popoli confinanti di invadere e opprimere Israele. La vita di Gedeone si sviluppa in un tempo dove Israele è oppresso da un popolo chiamato Madian. Quest’ultimo si contraddistinse in modo particolare: non solo invadeva Israele ma attendeva proprio che loro seminassero, coltivassero e allevassero per poi nel momento della raccolta prendere, depredare o distruggere il frutto del loro lavoro (Giudici 6: 3-6). Questa condizione era ciclica e si ripeteva costantemente. In questo modo Israele si ritrovò a sviluppare una grande frustrazione e oppressione, nascondendosi e vivendo nella paura (6:2). 

Fu questa l’aria che respirò e nutrì Gedeone. Quando gli israeliti gridarono a Dio affinché li soccorresse, Egli rispose loro presentandosi a quest’uomo, Gedeone. La sua storia è particolarmente toccante per me, in quanto trovo una netta differenza con un famoso leader che lo ha preceduto: Mosè. Egli si ritrovò a conservare una mentalità vincente vivendo alla corte del faraone per tutta la sua infanzia e gioventù (Ebrei 11:24), vantaggio che non ebbe Gedeone. Lui si ritrovò a vivere in un’atmosfera di oppressione e povertà, dove anche solo qualche spiga di grano gli poteva garantire una giornata di successo, sempre che lo riuscisse a nascondere ai madianiti (Giudici 6: 11). Questo creò in lui una mentalità (oltre che condizione) povera. Perché è importante evidenziare questa differenza tra questi due personaggi? Semplicemente, perché quando Dio chiama non si rivolge solo ed esclusivamente a coloro che sono già dei vincenti per le esperienze di vita. No! Dio è potente da convocare un perdente e trasformarlo nel Suo campione! Proprio come ha fatto con me!

Per operare questo nella vita di Gedeone, ogni cosa è stata cruciale per ciò che concerne la sua chiamata a quello che potremmo definire il ministero di giudice d’Israele.

“L’angelo del SIGNORE gli apparve e gli disse: «Il SIGNORE è con te, o uomo forte e valoroso!» Gedeone gli rispose: «Ahimè, mio signore, se il SIGNORE è con noi, perché ci è accaduto tutto questo? Dove sono tutte quelle sue meraviglie che i nostri padri ci hanno narrate dicendo: “Il SIGNORE non ci ha forse fatti uscire dall’Egitto?” Ma ora il SIGNORE ci ha abbandonati e ci ha dati nelle mani di Madian». Allora il SIGNORE si rivolse a lui e gli disse: «Va’ con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non sono io che ti mando?» Egli rispose: «Ah, signore mio, con che salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manasse, e io sono il più piccolo nella casa di mio padre». Il SIGNORE gli disse: «Io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo».” (Giudici 6:12-16 NR)

Ciò che comprendo dall’apparizione dell’angelo dell’Eterno a Gedeone è la trasformazione della sua identità e mentalità. Infatti quello che mi ha colpito più di altre cose nelle risposte di Gedeone al Signore non è stato il suo pessimismo, quanto più invece la sua falsa identità. Il problema iniziale nella sua chiamata era appunto l’identità e, dato che lui si trovava in una brutta condizione (essendo il più piccolo della famiglia più povera della sua tribù), non aveva alcuna speranza sotto l’aspetto della sua concezione di identità e autoconsapevolezza. Ma Dio nella sua infinita sapienza e amore per il suo popolo gli parla attraverso la benedizione, al fine di ristabilire un’autentica identità unicamente nella Sua presenza. Io non posso affrontare un ministero o le prove difficili della mia vita se confido o per meglio dire mi identifico nelle mie umili condizioni, o nel potenziale della mia famiglia di appartenenza, poiché mi vedrò povero e limitato. Ho bisogno di realizzare, come fece Gedeone, che la mia confidanza e identità sono unicamente in Dio che mi chiama e mi equipaggia. 

Questa vicenda mi ricorda che ogni qual volta mi identifico o ripongo la mia fiducia in qualcosa che non è Dio, ci sarà sempre un “Madian” pronto a devastarmi e opprimermi. Quando invece realizzo e soprattutto vivo che la mia fiducia è primariamente nella presenza e fedeltà nel Signore potrò sconfiggere i “madianiti come se fossero un solo uomo”. Non è un caso, io credo, che proprio Gedeone è famoso per aver condotto (volutamente da parte di Dio) un esercito costituito da soli trecento uomini contro un’armata formata da migliaia di soldati (Giudici 7:7). Ancora una volta Dio mi rammenta che per portare avanti il Suo proposito non necessita di grossi numeri, ma di persone che confidino unicamente in Lui. Per questo motivo, a Dio sia la gloria.

 

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